Arte

La prima retrospettiva di James Lee Byars: un viaggio tra misticismo, spiritualità e corporeità

today19/01/2024 182

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La mostra inedita di James Lee Byars offre un affascinante percorso non cronologico attraverso opere scultoree e installazioni monumentali

La recente mostra presso il Pirelli HangarBicocca ha presentato la prima retrospettiva italiana dell’opera di James Lee Byars dalla scomparsa dell’artista. Un viaggio emozionante, in collaborazione con il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e con il supporto di The Estate of James Lee Byars, ha offerto una visione completa delle opere scultoree e delle installazioni monumentali realizzate tra il 1974 e il 1997. Curata da Vicente Todolí, l’esposizione offre uno sguardo approfondito sul lavoro stratificato dell’artista, esplorando i confini tra misticismo, spiritualità e corporalità. La selezione interagisce con lo spazio industriale delle Navate di Pirelli HangarBicocca, seguendo l’approccio site-specific caratteristico di Byars.
Retrospettiva Byars
James Lee Byars The Diamond Floor, 1995

Viaggio tra culture e conoscenze

James Lee Byars, nato a Detroit nel 1932, ha influenzato generazioni con la sua arte concettuale e performativa. Il suo percorso nomade tra Giappone, Stati Uniti, e una stretta relazione con l’Italia, in particolare Venezia, ha plasmato una pratica artistica che fonde motivi orientali con una profonda conoscenza dell’arte e della filosofia occidentale. Attraverso media diversi, come installazioni, sculture, performance, disegni e parole, Byars ha creato una riflessione mistico-estetica su concetti come perfezione, ciclicità e la figura umana. Il coinvolgimento diretto del pubblico in azioni temporanee o interventi su larga scala è centrale nel suo lavoro. La mostra di Pirelli HangarBicocca nasce dalla stretta relazione tra Todolí e Byars, che ha visto il curatore dedicare due mostre personali all’artista a Valencia e Porto.
retrospettiva Byars
James Lee Byars The Moon Books, 1988-89

La mostra: un viaggio tra materiali e simbolismo

Dopo oltre trent’anni dalla sua ultima mostra in Italia, Pirelli HangarBicocca presenta un’esposizione che raccoglie opere di grandi dimensioni, combinando materiali preziosi come marmo, seta, foglia d’oro e cristallo con geometrie minimali e archetipe. Il percorso espositivo, sviluppato in ordine non cronologico, si apre e si chiude con due opere iconiche: “The Golden Tower” (1990) e “Red Angel of Marseille” (1993). Queste opere distintive incarnano l’approccio particolare di Byars alle dimensioni e al volume, sottolineando la sua ricerca tra misticismo, spiritualità e corporeità. La mostra, concepita come un’unica installazione pervasa da una palette di colori – oro, rosso e nero –, offre una prospettiva unica sulla poetica dell’artista. Diverse installazioni, presentate per la prima volta nella configurazione originariamente concepita dall’artista, includono le teche di vetro dorate che contengono la serie di “libri” di marmo insieme a opere significative come “The Giant Angel with The Human Head” (1983) e “The Devil and His Gifts” (1983).
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James Lee Byars
Foreground: The Door of Innocence, 1986-89 Background: The Figure of Question is in the Room, 1986

Oltre il tempo: la mostra retrospettiva di James Lee Byars

La mostra include anche opere come “The Door of Innocence” (1986-89), una grande anello di marmo ricoperto di foglia d’oro, e “The Spinning Oracle of Delfi” (1986), una grande anfora in terracotta dorata del XIX secolo, che evoca la ciclicità della vita e l’antica cultura greca. Byars utilizza spesso “domanda” e “dubbio” come strumenti di conoscenza, considerando il punto interrogativo come un veicolo per infondere nuova vita alle dichiarazioni. Opere come “The Figure of Death” (1986) e “The Chair of Transformation” (1989) esplorano il tema della fine dell’esistenza umana e la trasformazione spirituale. L’installazione “The Rose Table of Perfect”(1989), una sfera di un metro di diametro formata da 3333 rose rosse, rappresenta un unicum nella pratica di Byars, utilizzando un elemento organico per esplorare la perfezione e la transitorietà della bellezza. Il percorso espositivo si chiude con l’opera finale di Byars, “Byars is Elephant”(1997), che presenta un contrasto tra un telo dorato di grandi dimensioni e una palla di corda intrecciata, entrambi legati alla storia egizia, simboleggiano rispettivamente la ricchezza e la povertà, l’immortalità e la mortalità. La mostra offre una panoramica completa della pratica artistica di James Lee Byars, evidenziando la sua profonda esplorazione della condizione umana attraverso una varietà di simboli, mantenendo viva la sua eredità.

Il coinvolgimento del pubblico: un atto performativo

Centrale nel lavoro di Byars è il rapporto con il pubblico. Le sue opere invitano gli spettatori a confrontarsi con l’artista stesso, a rispondere a domande implicitamente poste attraverso azioni temporanee e interventi su larga scala. L’arte diventa un atto performativo, trasformando lo spettatore da osservatore a partecipante attivo.
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James Lee Byars Byars is Elephant, 1997

L’arte nel tempo

La mostra di Pirelli HangarBicocca rappresenta non solo una celebrazione dell’opera di Byars ma anche il risultato di una stretta relazione tra l’artista e il curatore Vicente Todolí. Le due mostre personali dedicate a Byars a Valencia e Porto testimoniano l’approfondimento di Todolí nella comprensione e nell’esposizione della straordinaria pratica di questo artista visionario. Mentre la mostra giunge alla sua conclusione, rimane impressa nell’anima di chi l’ha attraversata. James Lee Byars, con la sua visione unica e la sua capacità di abbracciare l’ineffabile, continua a ispirare e sfidare. Attraverso il viaggio di Byars tra culture, la mostra diventa un ponte che collega passato e presente, invitando il pubblico a esplorare il ricco tessuto concettuale e visivo di un maestro dell’arte contemporanea.
  Sito web per approfondire: pirellihangarbicocca.org

Scritto da: Selene Amelio


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